13) Leibniz. Sulla prova cartesiana.
Leibniz analizza la prova cartesiana dell'esistenza di Dio e,
basandosi sull'autorit di san Tommaso, introduce una riserva: la
prova funziona se il concetto  possibile, cio se esso non
contiene contraddizione.
G. W. Leibniz, De synthesi et analysi universali (pagina 237).

Invece la nozione di circolo proposta da Euclide - la figura
descritta dal moto di una retta su un piano, intorno a un estremo
immobile - offre una definizione reale:  chiaro, infatti, che una
tale figura  possibile. Perci  utile possedere definizioni che
includano la generazione della cosa o, almeno, se essa manca, la
sua costituzione: in questo modo si fa apparire la cosa, o
producibile, o, almeno, possibile.
Di questa osservazione mi sono servito, una volta, nell'esaminare
l'imperfetta dimostrazione cartesiana dell'esistenza di Dio, su
cui spesso ho discusso anche per scritto con dottissimi seguaci di
Cartesio. Cartesio argomenta cos: tutto ci che si pu dimostrare
in base alla definizione della cosa, si pu predicare della cosa
stessa. Ma dalla definizione di Dio (Essere sommamente perfetto,
o, secondo la formulazione di alcuni Scolastici, di cui non si pu
pensare nulla di maggiore) segue la sua esistenza (infatti
l'esistenza  una perfezione, e qualcosa che contenesse
l'esistenza oltre a tutte le altre perfezioni sarebbe senz'altro
maggiore, o pi perfetto): dunque, di Dio si pu predicare
l'esistenza, cio Dio esiste. Questo argomento, rinnovato da
Cartesio, era stato proposto da uno degli antichi Scolastici in un
apposito libro (intitolato Contra insipientem): ma Tommaso, tra
gli altri, rispose che esso presupponeva che Dio fosse: cio,
secondo che io interpreto, che abbia un'essenza, almeno come l'ha
la rosa in inverno; ovvero che tale concetto sia possibile. E'
questo, dunque, il privilegio dell'essere perfettissimo: che,
posto che sia possibile, senz'altro esiste; cio dalla sua
essenza, o concetto possibile, segue l'esistenza. Ma se codesta
dimostrazione ha da essere rigorosa, si deve predimostrare tale
possibilit. In altri termini, di nessuna nozione possiamo
servirci con sicurezza per tessere dimostrazioni, se non sappiamo
che  possibile: a partire dagli impossibili, infatti, che
contengono contraddizione, si possono dimostrare anche conseguenze
contraddittorie; e questa  la ragione per cui, per una
definizione reale,  richiesta la possibilit.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 158-159.
